Censure, oscuramenti & co.. Benvenuti in Italia!

Cazzo! Sto via 3 settimane e succede il putiferio!

E lo scopro solo oggi, andando per caso su piratebay.org, a cercare un torrent. Piratebay down? No, è impossibile mi dico, ed è bastato un attimo in giro su Google per scoprire tutto lo schifo di questa faccenda!

Come molti sanno, ma probabilmente come tanti altri non sanno, il sito thepiratebay.org è stato oscurato in Italia. Cos’è PirateBay? Uno dei più grandi portali mondiali di scambio di file torrent, che è un protocollo p2p.

Perchè? Credo che la risposta di PirateBay sia la più giusta (PirateBay Blog - 8 Agosto):

Fascist state censors Pirate Bay

We’re quite used to fascist countries not allowing freedom of speech. A lot of smaller nations that have dictators decide to block our site since we can help spread information that could be harmful to the dictators.

This time it’s Italy. They suffer from a really bad background as one of the IFPIs was formed in Italy during the fascist years and now they have a fascist leader in the country, Silvio Berlusconi. Berlusconi is also the most powerful person in Italian media owning a lot of companies that compete with The Pirate Bay and he would like to stay that way - so one of his lackeys, Giancarlo Mancusi, ordered a shutdown of our domain name and IP in Italy to make it hard to not support Berlusconis empire.

We have had fights previously in Italy, recently with our successful art installation where we had to storm Fortezza in order to get our art done. And as usual, we won. We will also win this time.

We have already changed IP for the website - that makes it work for half the ISPs again. And we want you all to inform your italian friends to switch their DNS to OpenDNS so they can bypass their ISPs filters. This will also let them bypass the other filters installed by the Italian government, as a bonus. And for the meanwhile - http://labaia.org works (La Baia means The Bay in Italian).

And please, everybody should also contact their ISP and tell them that this is not OK and that the ISPs should appeal. We don’t want a censored internet! And the war starts here…

[Posted 08-10 00:25 by s23m]

Ma andiamo con ordine. Vi avverto, questo sarà un post piuttosto lungo, o comunque il primo di una serie di post. Se volete leggere e capire, veramente, ciò che sta succedendo in Italia, e quanto sia drammatico, cercherò di riportarlo e spiegarlo quì al meglio. Se non avete voglia di leggere, se non vi interessa, non è un mio problema.

Parto con un articolo di Repubblica, che spiega piuttosto bene l’accaduto.

“Sequestro preventivo” del giudice
così l’Italia oscura Pirate Bay

ROMA - Il sequestro di The Pirate Bay - uno dei più popolari siti al mondo per lo scambio di musica, giochi, film pirata - , avvenuto questa settimana, ha caratteri eccezionali e apre rischi inediti per l’internet italiana, secondo gli esperti: “si basa su un’applicazione originale delle norme. Se passa questo principio, è una pistola alla tempia di qualsiasi fornitore di contenuti su Internet, anche Google o siti di notizie, che potrebbero trovarsi oscurati solo in base a un semplice sospetto, prima del processo”. Parole di Andrea Monti, avvocato tra i maggiori esperti di diritto d’autore in internet e presidente di Alcei (storica Associazione per la libertà nella comunicazione elettronica interattiva).

Per capire quale nuovo panorama si apre - e quali rischi - bisogna sapere come è avvenuto il sequestro di The Pirate Bay, motore di ricerca specializzato in file torrent, che permettono di scaricare contenuti di vario tipo, spesso pirata, dai computer di altri utenti. Da lunedì non è raggiungibile dagli utenti italiani. Repubblica.it ha potuto leggere il provvedimento con cui il gip di Bergamo ha chiesto a tutti i provider internet italiani di impedire l’accesso al sito e ha iscritto al registro degli indagati quattro gestori (svedesi). I provider si stanno adeguando uno dopo l’altro e quindi è solo questione di giorni perché tutti gli utenti italiani siano impossibilitati a raggiungere il sito.

Il provvedimento parla di “sequestro preventivo” - un sequestro cioè fatto prima del processo, per impedire il perpetuarsi del reato individuato, in questo caso la violazione del diritto d’autore. Anche se Pirate Bay non contiene file pirata, consente di trovarli (fa come da ponte tra gli utenti che li posseggono) e quindi è accusato di facilitare la pirateria. La vicenda ha sollevato molte polemiche, su vari siti anche internazionali, perché è la prima volta che The Pirate Bay viene bloccato in un Paese. Si tratta inoltre del maggiore blocco mai operato su un sito in Italia e in Europa: The Pirate Bay è molto popolare, ha raggiunto picchi di 10 milioni di utenti connessi in contemporanea.

Il provvedimento ha imposto il blocco ai provider in base all’articolo 14, comma 3, del decreto legislativo del 2003 (che recepisce la direttiva europea sul commercio elettronico). Qui si definisce la responsabilità dei provider e che “l’autorità giudiziaria o quella amministrativa avente funzioni di vigilanza può esigere anche in via d’urgenza, che il prestatore (il provider, ndr.), nell’esercizio delle attività di cui al comma 2, impedisca o ponga fine alle violazioni commesse”. “Sì, ma l’anomalia, che secondo me è illegale, è usare questo articolo per fare partire un sequestro preventivo, che in realtà è un oscuramento del sito”, dice Monti. Al solito un sequestro è di un bene fisico - per esempio del computer-server dove è contenuto il sito. In questo caso però, poiché i server sono in Svezia, il gip ha scelto la strada dell’oscuramento, “ma non è corretto farlo con lo strumento del sequestro preventivo”. Altra anomalia, “è la prima volta che il sequestro riguarda non solo una cosa presente, ma anche una cosa futura”.

È così che il provvedimento del gip riesce a essere molto ampio e difficile da aggirare: chiede ai provider di bloccare l’accesso non solo a The Pirate Bay, ma anche ad alias, presenti e futuri, che conducano allo stesso sito. Sono bloccati non solo l’IP statico attuale del sito, ma anche quelli futuri che The Pirate Bay dovesse attivare per aggirare il provvedimento italiano. A tal scopo ha subito creato un sito ad hoc per gli utenti italiani, Labaia.org, ma il provvedimento è destinato a impedire l’accesso anche a quest’ultimo. Se resta accessibile a qualche utente, è solo perché i rispettivi provider non hanno ancora eseguito il provvedimento in toto. “Assurdo. È come se un provvedimento dicesse: ti sequestro non solo la macchina che hai, ma anche quelle che comprerai in futuro, perché di certo le utilizzerai per commettere reati analoghi”, dice Monti. Resta possibile, per l’utente, aggirare il filtro, ma con programmi che deviano la connessione (come Tor) o attraverso un proxy. L’utente comune non è abbastanza esperto da poterli usare.

Applaude invece Fimi (Federazione dell’industria musicale italiana), che ha fatto la denuncia per oscurare The Pirate Bay: “La magistratura ha mandato un segnale importante ai gestori del sito svedese che offriva migliaia di brani musicali di artisti, autori e produttori italiani con grave danno alla cultura del nostro Paese” ha dichiarato Enzo Mazza, presidente di Fimi. “Le polemiche sulla presunta censura - ha concluso Mazza - sono strumentali e tendono a sviare l’opinione pubblica da un concetto fondamentale: Pirate Bay viola le norme penali italiane sulla proprietà intellettuale per questo era necessario bloccarlo ed indagare i titolari”.

La prossima mossa? The Pirate Bay promette che farà ricorso (gli organizzatori del sito ne approfittano per accusare l’Italia di censura e di essere un Paese fascista). In sede di ricorso, che nel caso dovrà essere discusso nelle prossime due settimane, il provvedimento del gip potrebbe essere ritenuto illegittimo e quindi sospeso.

“Il problema è che adesso questo provvedimento potrebbe aprire le porte ad altri, condotti in base allo stesso principio e con la stessa urgenza: basta una denuncia e il gip può chiedere ai provider di bloccare un indirizzo per tutta la durata del processo. Un ricorso può sospendere il blocco, ma comunque il sito resterebbe oscurato per almeno due settimane. Può avvenire a tutti: anche a un sito di notizie, come Repubblica.it, o a Google, che potrebbe essere denunciato da editori che si sentono lesi da Google News”, conclude Monti. O a YouTube, che già è finito sotto il fuoco di Mediaset, sempre con l’accusa di violazione di diritto d’autore. La piega che sta prendendo l’applicazione delle norme italiane su internet apre insomma risvolti inediti e pericoli su cui vale la pena riflettere. Per evitare che alcune libertà di informazione e di espressione sui nuovi media ci vadano di mezzo.

“Stiamo valutando se fare il ricorso - dice a sua volta Altroconsumo a Repubbica.it -. Certo è che l’oscuramento ci sembra un provvedimento anacronistico, che mette l’Italia al margine dell’Europa, nei confronti del modo con cui sono trattati i nuovi media”.

(13 agosto 2008)

E uno dei lati più preoccupanti dell’intera faccenda è che poche settimane prima è avvenuta la stessa identica cosa per il più grosso sito di torrents italiano, colombo-bt.org. Per maggiori informazioni vi rimando a questo articolo di Punto-Informatico: http://punto-informatico.it/2375731/PI/News/chiusura-colombo-bt-parla-guardia-finanza.aspx

Ma ciò che personalmente mi preoccupa di più è la censura. Ciò vuol dire che la nostra libertà di informazione, di espressione (già, tra l’altro, limitate) sono in serio pericolo. Vuol dire che se “Pinco Pallino” mi denuncia perchè il mio sito gli da fastidio, gli italiani al completo non possono più vederlo!

Pirate Bay bloccato in Italia
Scritto da Giulio Boresa

I provider si stanno adeguando uno dopo l’altro a un provvedimento del gip di Bergamo. Un filtro ad ampio raggio, il più grande della storia della Internet italiana

The Pirate Bay, il più noto sito di torrent, oltre che organizzazione che promuove il peer to peer e la libertà di espressione su Internet, è stato bloccato in Italia. Da qualche giorno gli utenti che si collegano dall’Italia non possono accedervi, perché i rispettivi provider Internet stanno mettendo in atto una richiesta di filtro del sito e dei relativi Ip, contenuta in un provvedimento del gip di Bergamo. Lo stesso che giorni prima aveva bloccato Colombo-bt, noto sito italiano di torrent. La Guardia di Finanza di Bergamo ha iscritto al registro degli indagati quattro persone, per violazioni alla normativa del diritto d’autore. I quattro sono definiti “responsabili del sito”, nel comunicato della Guardia di Finanza.

È un evento inaudito, in Italia ma anche in Europa o in Nord America: mai era stato fatto un blocco a tappeto di un sito così popolare e internazionale. Si tratta di un sequestro a scopo cautelare, mentre andrà avanti solo nei prossimi mesi l’effettivo procedimento legale. Come My Tech ha potuto apprendere da fonti vicine al provvedimento, ai provider è stata richiesta un’azione molto ampia, più del solito. Non solo il blocco a livello Dns (facilmente aggirabile), ma anche degli Ip; non solo per Pirate Bay, ma anche di altri siti che dovessero sorgere per reindirizzare il traffico. Così risulta bloccato anche Labaia.org, sito che quelli di The Pirate Bay avevano messo in piedi appunto per aggirare i filtri. I provider si stanno adeguando con celerità- risulta che l’abbiano già fatto Telecom Italia, Fastweb e Wind, tra gli altri. Tutti però, con i propri tempi tecnici, si dovranno adeguare alle richieste del gip.

È solo questione di tempo perché The Pirate Bay diventi inaccessibile dall’Italia- a meno di usare espedienti non alla portata di tutti, cioè connettersi tramite Tor o un proxy. The Pirate Bay inoltre promette di acquistare altri ip, per evitare il blocco. Anche questi ultimi, però, potrebbero essere bloccati dai provider. La notizia è così inedita da attirare commenti un po’ ovunque, sul web internazionale. Visto che il processo andrà per le lunghe, però, la sola speranza di riavere l’accesso al sito in tempi brevi è nel ricorso che The Pirate Bay intende depositare contro il provvedimento italiano.

Nel frattempo la vicenda solleva domande su come sia facile bloccare un sito Internet, in Italia: con la leva del blocco a scopo cautelativo, prima che il processo abbia termine o soltanto inizi. Un sito che- ricordiamolo- non faceva pirateria diretta e sulle cui responsabilità non c’è ancora certezza giuridica. Lo stesso destino finora in Italia l’hanno subito i blog accusati di diffamazione. Ora per la prima volta tocca a un sito internazionale. Quale sarà la prossima vittima: Google, magari per una denuncia a Google News da parte di un editore?

Ma come se non bastasse, oltre all’oscuramento di PirateBay, il governo italiano ha fatto ben di più! Ha dirottato tutti gli utenti intenti a visitare il sito, su un altro indirizzo di proprietà della Ifpi (associazione dell’industria discografica nel mondo), la cui funzione era rubare le credenziali di accesso degli utenti a piratebay, così da vedere tutti i file caricati dagli utenti. E tutto questo senza auna vera autorizzazione legale per farlo!

Repubblica:

Pirate Bay, “i discografici schedano
chi va sul sito oscurato dall’Italia”

LA PRIVACY di milioni di italiani, utenti di Pirate Bay o semplici curiosi, potrebbe essere minacciata: è l’allarme che si leva in queste ore da tanti blog e che è già arrivato al Garante per la protezione dei dati personali. Si ingigantisce così il caso del sequestro preventivo adottato in Italia contro Pirate Bay, un motore di ricerca per ritracciare musica, giochi e film, anche illegali. Tutto è nato da una scoperta fatta in contemporanea da Peter Sunde (uno dei gestori di Pirate Bay, il quale è ora indagato dalla Guardia di Finanza di Bergamo) e dal blogger Matteo Flora: i tentativi di connettersi a Pirate Bay sono inoltrati, da alcuni operatori, verso un indirizzo ip particolare, 217.144.82.26/pb, che fa capo a www.pro-music.org. È un sito gestito da Ifpi, associazione dell’industria discografica nel mondo.

È cosa inusuale: al solito, in casi come questo, gli utenti sono re-indirizzati a una pagina della Guardia di Finanza ospitata sui server del loro operatori. È scattato così il sospetto, sul web: di fatto ora i discografici possono sapere chi ha tentato di accedere a Pirate Bay. E quindi, in teoria, possono raccogliere gli indirizzi ip degli utenti, schedarli, e tenerne conto per future possibili azioni legali. Non sarebbe nemmeno la prima volta: una grande incetta di indirizzi ip fu fatta mesi fa, a danno di centinaia di migliaia di italiani, da alcune aziende discografiche, poi bloccate dal nostro Garante della Privacy. Secondo il quale equivaleva a “spiare gli utenti”, ne ledeva il diritto alla privacy, ed era vietato. Solo le autorità potevano fare una cosa del genere e solo su ordine della magistratura. Dinanzi a questo ultimo sviluppo, l’Authority per la tutela dei dati personali fa sapere “che la segnalazione è appena arrivata e il Garante assumerà tempestivamente tutte le informazioni necessarie per verificare quanto accaduto”.

Il caso Pirate Bay sembra simile a quello della Peppermint - e se così fosse significherebbe che i discografici non hanno perso la voglia di “spiare” gli utenti. Nel provvedimento (ora pubblico) del giudice di Bergamo, che chiede il sequestro di Pirate Bay, non c’è traccia infatti dell’ordine di indirizzare il traffico verso un sito dell’industria discografica. “Non mi stupirebbe se l’iniziativa fosse partita della Guardia di Finanza, che potrebbe aver chiesto ai provider di fare così. Forse ispirata dai discografici. Telecom Italia e 3 Italia hanno ubbidito, altri provider si sono rifiutati”, dice Andrea Monti, avvocato tra i massimi esperti di diritto d’autore in Internet e fondatore dell’associazione Alcei, che ha segnalato la cosa al Garante della Privacy.

Nella segnalazione, Monti domanda al Garante se “sia conforme alla normativa sul trattamento dei dati personali: A) sequestrare una risorsa di rete imponendo a soggetti terzi - gli internet provider - di impedirvi l’accesso, considerato che nel codice di procedura penale non sembra rinvenirsi traccia di una norma che consenta di attuare il sequestro preventivo nei modi stabiliti dall’ordinanza del Gip di cui sopra, traducendosi tale modalità in una illegittima estensione del provvedimento a soggetti estranei al procedimento. B) Consentire che il filtraggio degli accessi a un dominio - quale che sia - possa essere eseguito dirottando gli accessi in questione verso una risorsa di rete al di fuori della giurisdizione italiana, gestita da soggetti privati con uno specifico interesse economico nel procedimento penale, consentendo a questo soggetto di “andare a pesca” di dati di traffico che potranno poi essere utilizzati nei modi più disparati”.

I discografici, dal canto loro, non arretrano d’un passo: “Ci sembra fuori dal mondo questa difesa dei ladri”, dice Enzo Mazza, presidente di Fimi (Federazione dell’industria musicale italiana). “Il sequestro di siti è normale in tutto il mondo. Proprio nei giorni scorsi in Francia c’è stata una decisione identica, di un giudice, contro un sito razzista”.

Intanto si organizza la contro offensiva: si diffondono guide per aggirare il blocco di Pirate Bay (e con alcuni provider basta semplicemente digitare nel browser un indirizzo ip alternativo, 83.140.33.40). I gestori di Pirate Bay, inoltre, stanno preparando il ricorso contro la decisione del giudice.
(18 agosto 2008)

Video a cura di lastknight.com

E rispettivo articolo qui: http://www.lastknight.com/2008/08/17/thepiratebay-password-a-rischio/

Fin dove può arrivare l’abuso di potere? Fin dove può portare il potere delle major, se addirittura muove le forze di polizia italiane?

Fortunatamente la voce di coloro che hanno “urlato” per difendere i propri diritti, ha avuto un qualche risultato. Dopo quasi 3 settimane, il reindirizzamento sul sito “ficcanaso” è stato cambiato: ora un qualsiasi utente il cui provider ha oscurato PirateBay viene dirottato sulla sua stessa macchina. Che naturalmente da errore, a meno che non abbiate un server web sul vostro pc.

mytech.it, 25 Agosto:

Pirate Bay, è giallo sull’ip spia

Il caso Pirate Bay continua a infiammare gli animi e adesso è arrivata una replica delle parti finora restate sotto il fuoco delle polemiche degli utenti, cioè i provider e l’industria discografica.
Fastweb ha emesso una nota per rassicurare gli utenti, dove spiega due cose: primo, che “il magistrato ha imposto a tutti gli ISP operanti in Italia di inibire le connessioni dei loro clienti, sia lato Dns che lato Ip. Una disposizione della Polizia Giudiziaria richiedeva inoltre il reindirizzamento delle connessioni verso una pagina web da loro indicata”.

“Non si può pertanto attribuire alcuna responsabilità a Fastweb per il reindirizzamento verso un IP sul quale l’azienda non ha alcun controllo”. Indirettamente, così, Fastweb conferma che quell’Ip (facente capo a un sito dei discografici) non era specificato nel provvedimento del giudice. Ma era solo nell’ordine della Guardia di Finanza.

È proprio questa l’accusa che ora rimbalza tra molti blog: di essere andati oltre il provvedimento del giudice, violando la privacy degli utenti. A riguardo, gli utenti vogliono vederci chiaro, si legge sul blog di Alessandro Bottoni: “noi del Partito Pirata, insieme ai colleghi di ALCEI (e accompagnati da una mezza dozzina di avvocati specializzati in questioni di rete),  stiamo andando a chiedere chiarimenti a FIMI ed ai provider attraverso il Garante delle Comunicazioni e la Magistratura ordinaria”.

La seconda cosa che aggiunge Fastweb è che il reindirizzamento è stato modificato. “Su indicazione della Polizia Giudiziaria, è stato sostituito con un altro indirizzo IP recante una pagina bianca di errore generico invece della precedente pagina di cortesia”.

Mvp Network
ha analizzato il reindirizzamento e ha visto che, in modo anomalo, ora punta su localhost (cioè alla macchina dell’utente). Fastweb comunque è rassicurante: la struttura della sua rete- ricorda- (essendo sotto Nat) impedisce di risalire all’identità dell’utente. Questo non vale però, com’è ovvio, per gli altri operatori che hanno fatto il reindirizzamento verso l’Ip dei discografici.
Dai quali è arrivata inoltre una replica e una minaccia, per bocca di Fimi (Federazione industria musicale italiana): le accuse di raccolta dati personali sono definite “una buffonata colossale che non tiene conto del fatto che ci si trova di fronte ad un procedimento penale seguito dalle forze dell’ordine e dalla magistratura con provvedimenti emessi da magistratura e dalla polizia giudiziaria che non consentono alcuna iniziativa autonoma da parte di privati e che questi ultimi, anche se coinvolti sul piano tecnico, sono comunque soggetti al controllo delle autorità che stanno seguendo l’indagine contro i titolari del sito svedese”.

“Le accuse- prosegue Fimi-  mosse all’industria sono pertanto prive di alcun fondamento e porteranno solo a denunce per calunnia e diffamazione nei confronti di coloro che in maniera strumentale stanno cercando di creare ad arte un caso che sposti l’attenzione dal fatto principale che è oggetto dell’azione giudiziaria promossa dalla Procura di Bergamo: l’attività illegale e il conseguente blocco di Pirate Bay per violazione delle norme sul diritto d’autore”.

“una buffonata colossale che non tiene conto del fatto che ci si trova di fronte ad un procedimento penale seguito dalle forze dell’ordine e dalla magistratura con provvedimenti emessi da magistratura e dalla polizia giudiziaria che non consentono alcuna iniziativa autonoma da parte di privati e che questi ultimi, anche se coinvolti sul piano tecnico, sono comunque soggetti al controllo delle autorità che stanno seguendo l’indagine contro i titolari del sito svedese”? Cioè, spiegatemi bene, andate contro i miei diritti, io me ne accorgo, rispondo, e voi mi rispondete che la polizia è la polizia, e quindi devo stare zitto e rimanere a 90° in attesa del peggio?

Come al solito, in Italia vige solo la legge del pugno di ferro, delle leggi stronzata, dei processi che finiscono sempre come vuole la gente che ha i soldi o il potere di influenzare un po’ tutto. E naturalmente questo succede perchè sono troppo pochi quelli che si interessano, quelli che alzano la testa, quelli che hanno il coraggio di parlare, di rispondere, di urlare.

Vedremo fino a quando potranno continuare a toglierci libertà, fino a quando resteremo zitti.

A breve un altro articolo sulle soluzioni per continuare a visitare i siti oscurati.

1 Response to “Censure, oscuramenti & co.. Benvenuti in Italia!”


  1. 1 Lucy

    Amore!!!! bene allora rispondo alla tua provocazione e ti commento il blog!!! :) Ti amo da morire pato!!! besitos
    (sono maledettamente mielooooosa…:P )

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